Henri Rousseau e Franz Kafka alla finale di partita dell’umano nel disumano, di Michele Rossitti

LA PRESENZA DI ÈRATO

Rousseau-portraitHenri Rousseau, Laval,  21 maggio 1884 – Parigi, 2 settembre 1910

Bartleby, il timido scrivano di Melville, a chi gli ordina o consiglia di far qualcosa, persino indurlo a muoversi dalla sedia risponde stanco ma fermo: “Preferirei di no”. Sarebbe il modesto e supplichevole rifiuto di scostarsi, magari solo di un passo, dalle leggi quotidiane di una vita dove gli imprevisti vanno tolti. In lui però si nasconde l’agonia del fallimento, il resoconto scelto di un no alle ragioni che umiliano l’uomo sul pianeta, la smentita angosciosa e decisa del resistere a ogni costo nella contemporaneità desertificata sì dalle illusioni ma non, per svista, trascurata dall’inconscio. Henri Rousseau muore invece povero e solo nel 1910. L’epitaffio tombale dedicatogli da Apollinaire riconosce nella sua pittura l’occasione di fuggire dalla civiltà moderna con l’immediatezza e l’interiorità senza ricorrere a mondi esotici e, con Franz Kafka, è il sipario sceso…

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