Sulla gentilezza in poesia

Via Lepsius

In anni non gentili, nei quali la cura per qualcuno e per qualcosa, la pietas, l’attenzione verso chi o quello che è quasi invisibile sembrano scomparire e, quando raramente si danno a vedere, vengono dileggiate, un libro come La gentilezza dell’acero (Passigli Editori, Bagno a Ripoli – Firenze, 2018) di Alessandro Quattrone già con il suo titolo pone la questione della “gentilezza” che, data la sua etimologia, si potrebbe tradurre anche con “nobiltà” ed è una questione che desidero inquadrare nell’ambito della poesia stessa, il cui ambiente non raramente è dominato da invidie e risentimenti, ma, soprattutto, provando a chiarire come il tema venga affrontato in questo libro, come l’autore sia riuscito a scrivere della gentilezza in forma di poesia.

Non si può che ammirare
la gentilezza dell’acero,
dell’albero che medita sospeso
al cielo adorando i fili d’erba,
e quando l’ora è più spietata
abbellisce della propria morte

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