PoEstate Silva #29: Fabrizio Bregoli, Da “Zero al quoto”

Poetarum Silva

Ostello degli inguaribili

Scartocciò foglia a foglia quel granturco
come fosse la pergamena attorta
d’una profezia, lo macinò
chicco a chicco fino ad estrarne indenne
la preziosa filigrana, l’essenza
a colma maturità di quel sole.
Questa la sua sapienza, il catechismo
paziente della terra
per anni a fendere zolle, strappare
loglio e gramigne, scrutare il favore
volubile della luna, fiutare
la scia di pioggia tra le canicole.
Predò giorni, gli stessi che lo visitano
di fretta, che gli corrispondono una
carestia di mani.

Nel suo fosco iride bruciò le nuvole
di tutti i solstizi, vi rovinò
la sabbia d’insaziabili clessidre.
Oggi qui, nell’oppio della sua sera
a assecondare il pieno compimento
del male, a celebrarne la vana terapia.

Dunque non lo inquietò
l’arrestarsi del fiato. E non fu rantolo
ma uno spiccare d’erba, una vela.

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