Note a “Il gran parlare” di Mario Ramous, Marsilio – 1998, di Roberto Taioli

LA PRESENZA DI ÈRATO

512+ZGRKxAL._SX350_BO1,204,203,200_Mario Ramous (1924-1999) è stato uno dei poeti più fecondi e consapevoli della sua generazione, degli ultimi decenni del ‘900, che annovera tra gli altri Giudici, Zanzotto, Pasolini, Testori. Scomparso dopo una lunga e crudele malattia, non ha accettato l’inedia della morte annunciata, ingaggiando con essa fino all’ultimo un sfida. Nella sua morte c’è qualcosa di agonico, perché il poeta l’ha affrontata a testa alta, sorvegliandone e scrutandone il lento avvio, dall’insorgere del male, fino all’esito finale. La sua ultima fase poetica porta i segni di questa sfida, dove il soccombente non cede neanche un attimo di fronte all’opportunità che la natura gli ha offerto: un dialogo serrato con la propria spietata avversaria, fino a metterla nell’angolo, crudele e vincitrice si, ma spoglia e denudata. Tutta l’opera poetica di Ramous fin dagli esordi, pare configurarsi come una continua demolizione degli orpelli, degli artifici e dei giochi del linguaggio, entro…

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