La settimana dell’amore, i poeti latini: Catullo, Tibullo, Ovidio

LA PRESENZA DI ÈRATO

2882_ficker_poeti_latini2Vivamus mea Lesbia, atque amemus,
rumoresque senum seueriorum
omnes unius aestimemus assis!
soles occidere et redire possunt:
nobis cum semel occidit breuis lux,
nox est perpetua una dormienda.
da mi basia mille, deinde centum,
dein mille altera, dein secunda centum,
deinde usque altera mille, deinde centum.
dein, cum milia multa fecerimus,
conturbabimus illa, ne sciamus,
aut ne quis malus inuidere possit,
cum tantum sciat esse basiorum.

Catullo

Godiamoci la vita mia Lesbia, l’amore
e il brusio dei vecchi inaspriti
consideriamoli un soldo inutile.
I giorni che muoiono possono tornare;
ma se questa nostra breve luce muore
dobbiamo dormire un’unica notte immortale.
Dammi mille baci, e poi cento,
poi mille altri, poi ancora cento,
poi di seguito altri mille, e poi cento.
E quando alla fine saranno migliaia,
per dimenticare tutto ne confonderemo il conto,
perchè nessuno possa ridurre in malefici
un così enorme numero di baci.

*

Rumor ait crebro…

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