Donato Antonio Barbarito e Roberto Taioli leggono “La luce delle crepe” di Luciano Nota, EdiLet – 2016

LA PRESENZA DI ÈRATO

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LE COSE VISTE DALLE CREPE

Le cose viste dalle crepe
sono enormemente più belle.
Le scorgo diverse, libere da impegni.
Non hanno peso, ma riposo.
Stanno sopra il capomastro.
Mai voltarsi, mai centrarle.
Sono stive
per questo assai più vive.

La nuova silloge di Luciano NotaLa luce delle crepe segna una netta evoluzione nella sua lirica, una maturità poetica compiuta e originale nella forma, nel linguaggio. nei motivi ispiratori. La ricerca e l’uso di metafore ed espressioni forti, di parole “chiavi”, ricche di senso e profonda risonanza, consentono al poeta di dominare il suo mondo interiore carico di umanità e forti sentimenti conflittuali, con se stesso e il mondo. Significativo aver riportato in evidenza i versi di Catullo: “odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior.” Questo spirito conflittuale, che nelle raccolte precedenti si esprimeva in brevi sprazzi di luce, carichi di soggettività…

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